Tra "sfasciacarrozze" e "quaquaraquà": il centrodestra si azzuffa ogni giorno

Tajani e Salvini litigano su tutto: difesa europea, oriundi e Trump. Meloni come maestra d'asilo

tra sfasciacarrozze e quaquaraqua il centrodestra si azzuffa ogni giorno

Tra Forza Italia e Lega è ormai zuffa quotidiana: Tajani tuona contro gli “sfasciacarrozze”, Salvini rilancia con mozioni contro il riarmo e inni a Trump. E Giorgia Meloni, più che presidente del Consiglio, sembra una supplente in gita scolastica

Se la politica fosse una fiction, il centrodestra italiano sarebbe una sitcom alla vecchia maniera: tre personaggi incompatibili costretti a convivere sotto lo stesso tetto. Ma qui non si ride per copione: Tajani e Salvini litigano sul serio, e Giorgia Meloni, nel mezzo, è diventata l’unico collante tra chi vuole rafforzare l’Europa e chi, a Bruxelles, si aggira con lo sguardo di chi cerca l’uscita di sicurezza.

Ultima puntata andata in onda a Firenze: Antonio Tajani, con l’eleganza azzurra che lo contraddistingue, ha messo giù un colpo da biliardo e ha detto chiaro e tondo che «non abbiamo bisogno di sfasciacarrozze». Tradotto: caro Matteo, abbassa i toni, che qui c’è da guidare, non da fare il rodeo. E Salvini? Ovviamente ha preso il volante e ha sterzato: mozione leghista in arrivo per dire no al “Readiness 2030”, il piano di riarmo europeo da 800 miliardi. Il vicepremier padano è tornato a fare quello che gli riesce meglio: il tribuno di popolo, l'amico di Trump, il paladino dei confini e dei contratti a tempo indeterminato… purché non europei.

In mezzo, Giorgia Meloni che prova a mettere cerotti su ogni scontro. Arianna, la sorella-sentinella, alla convention di Napoli ha buttato lì un pensiero tra l'ironico e l’apocalittico: «Se non ci occupiamo della Difesa europea e un giorno arriva la Cina, che facciamo? Gli cantiamo Imagine?». Ecco, il livello è questo: Beatles contro carri armati.

Ma il vero problema è che il centrodestra sembra uscito da Il giorno della civetta, solo che i “quaquaraquà” non sono sospetti mafiosi ma leader politici che cambiano idea ogni due giorni, a seconda del pubblico in sala.

La Lega non vuole saperne di “eserciti europei” e spinge per ospedali, stipendi e sicurezza (come se queste cose si potessero fare senza un minimo di politica estera). Forza Italia si infuria: “Essere italiani è una cosa seria”, tuona Tajani contro le critiche leghiste al decreto sugli oriundi. E poi c’è la questione dei valori: “Non piegheremo mai la testa”, avverte il ministro degli Esteri. Nemmeno se si tratta di mantenere in piedi una maggioranza.

Nel frattempo Giorgia, mentre tenta di posticipare la mozione grillina sul riarmo (perché un voto ora sarebbe come sedersi su una polveriera accesa), si ritrova a fare da maestra d’asilo tra due bambini litigiosi: uno vuole costruire castelli, l’altro li butta giù a calci gridando “meno NATO, più gnocchi!”.

L’unico vero risultato? Ogni giorno si perde tempo prezioso. E l’Europa, quella vera, va avanti. Mentre noi, tra mozioni, armocromisti, oriundi e visioni federali, restiamo bloccati nel traffico delle ambizioni personali. A bordo di una maggioranza che rischia di finire come una vecchia Cinquecento: tutta rumore, zero sterzo.