Alla fine, Giorgia Meloni si è divertita. E si è visto. Ospite al congresso di Azione, la premier ha lasciato per un attimo il suo aplomb istituzionale per trasformarsi in cabarettista politica con un bersaglio preferito: Elly Schlein.
“Vuole un’Europa non più alleata degli Stati Uniti? Va bene. Ma che sia chiaro: questa non è geopolitica, è il sogno di una grande comunità hippy, dove magari ci si abbraccia cantando Imagine mentre si coltiva l’insalata biodinamica”, ha detto, con un sorriso tagliente come una lametta. E in sala partono le risate. Quelle vere. Quelle che sanno di consenso.
Ma Meloni non si è fermata qui. Ha scelto di affondare la lama nel dettaglio più pop: “Questa è l’Europa armocromata della Schlein: pacifismo color salvia, economia color tortora, e relazioni internazionali in tonalità ‘a me gli occhi please’”. E la platea ride ancora, come se fosse a Zelig. Solo che qui si decidono alleanze, non sketch.
In fondo, è la solita Meloni: quando attacca, sa farlo con stile. Anzi, con sarcasmo. E in quel sarcasmo c'è una strategia chirurgica: colpire la Schlein sul piano dell’immagine, delle scelte comunicative, dell’indeterminatezza strategica. Dipingendola come una leader più attenta al pantone che ai dossier europei. Un modo per smontarla senza neppure nominarla troppo.
Calenda, dal canto suo, osserva compiaciuto: la sua ospite d’onore ha fatto il lavoro sporco per lui, ma con grazia. Come dire: nella galassia centrista, anche Meloni può sembrare moderata. E con un colpo solo mette in difficoltà i due fronti che le contendono lo spazio politico.
Insomma, Elly Schlein oggi incassa. E forse si consola con l’armocromista. Magari le suggerirà una tonalità che vada bene per incassare le battute. E pure i voti.