Disturbi mentali gravi: oltre il 15% dei detenuti in Italia ne sono affetti

L'allarme lanciato dal Garante Ciambriello

disturbi mentali gravi oltre il 15 dei detenuti in italia ne sono affetti
Napoli.  

Secondo i dati forniti dal Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale nel documento programmatico sulla giustizia, oltre il 15% della popolazione detenuta in Italia soffre di disturbi mentali gravi. Questo equivale a circa 6.000-9.000 detenuti su una popolazione complessiva di oltre 62.000 persone. A rivelarlo è stato Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, durante il convegno dal titolo "Salute in carcere: un diritto negato?", tenutosi presso l'Aula Siani del Consiglio regionale della Campania.

Nel contesto campano, dove su 7.509 detenuti ci sono 5.584 posti regolarmente disponibili, si registra un indice di sovraffollamento pari al 134,47%. Tale condizione ha creato emergenze sanitarie legate a diverse patologie, con l'uso di droghe illegali che risulta particolarmente diffuso in molti penitenziari. Secondo i dati del 2024, ben 1.793 detenuti sono ufficialmente tossicodipendenti. Le dipendenze non trattate, purtroppo, portano a gravi problemi di salute, come malattie infettive, tra cui l'HIV.

Oltre alle patologie infettive, la scarsa qualità del cibo, il sovraffollamento e la carenza di attività fisica contribuiscono all'insorgere di altre malattie, come obesità, malattie cardiache e disturbi muscoloscheletrici. Le patologie odontoiatriche sono particolarmente diffuse, con ben 433 casi registrati, seguiti da 164 casi di patologie ortopediche e 150 di ipertensione.

Tra le proposte avanzate da Ciambriello per migliorare le condizioni sanitarie nelle carceri vi sono un miglioramento delle strutture igienico-sanitarie e l'esecuzione regolare di screening per le patologie croniche e infettive. Tuttavia, ciò che emerge con maggiore forza è la necessità di una maggiore integrazione tra giustizia, sanità e welfare, con l'obiettivo di rispondere alle esigenze sociali e politiche di una giustizia penale più equa e attenta alla salute dei detenuti.

Ciambriello ha sottolineato l'urgenza di creare una rete nazionale di reparti ospedalieri di medicina penitenziaria, con un potenziamento delle reti per la salute mentale. Tale misura permetterebbe non solo un monitoraggio più puntuale delle patologie, ma anche un'ottimizzazione dei costi per la sanità penitenziaria e una migliore distribuzione delle risorse finanziarie, in particolare nel Meridione.