Una perizia per accertare eventuali impronte e tracce biologiche sugli indumenti della vittima ed alcuni bicchieri per prpcedere, in caso positivo, alla comparazione con quelle degli imputati.
L'ha disposta la Corte di assise di appello nel processo di secondo grado a carico di Daniel Ciocan, 30 anni, e della sorella Maria Cristina, 39 anni, entrambi rumeni – sono difesi dall'avvocato Salvatore Verrillo -, che la Corte di assise di Benevento (presidente Pezza, a latere Telaro) aveva assolto il 21 luglio 2023, perchè il fatto non sussiste, dall'accusa di aver abbandonato Maria, la bimba di 9 anni che il 19 giugno 2016 era stata rinvenuta senza vita, annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.
Il15 aprile la Corte affiderà ad un esperto dei Ris di Roma l'incarico di procedere agli accertamenti sulle cose rinvenute a bordo piscina: gli abiti della piccola e i bicchieri.
Secondo gli inquirenti, la sera della tragedia la bimba era a bordo della Polo con la quale Daniel era andato a prendere la sorella a Telese. Loro l'avrebbero condotta prima all'esterno del resort, poi nell'area della piscina; quindi sarebbero andati via e l'avrebbero lasciata lì, senza preoccuparsi del fatto che lei non sapesse nuotare e che avesse timore dell'acqua, nella quale si sarebbe immersa, perdendo la vita.
L'imputazione di abbandono di minore era arrivata in una inchiesta dei carabinieri che aveva prospettato inizialmente uno scenario agghiacciante, con le contestazioni di omicidio, in concorso con Maria Cristina, e violenza sessuale a carico di Daniel.
Per entrambi era stata chiesta due volte la custodia cautelare in carcere, respinta dal gip Flavio Cusani con una decisione confermata dal Riesame e, in ultimo, dalla Cassazione. Nel novembre del 2020,a distanza di quattro anni e mezzo, la chiusura dell'indagine; nessuna traccia dell'omicidio e della violenza sessuale, al loro posto l'addebito di abbandono di minore per i due Ciocan e quello di omicidio colposo, perchè non avrebbero adottato le misure di sicurezza idonee ad evitare l'accesso alla piscina, profonda un metro e mezzo, per i titolari della struttura, per i quali, al termine dell'udienza preliminare era scattato il non luogo a procedere.
Per i genitori di Maria, parti civili, gli avvocati Mariassunta Zotti e Augusta Rapuano.