Va in scena domani,22 gennaio, alle 19:30 e lunedì,23 gennaio in replica alle 20:00 il quarto appuntamento dell’Autunno Cavese, la Rassegna Teatrale curata da Clara Santacroce e Renata Fusco che vede impegnato il gruppo teatrale Temprart. Ancora un omaggio a Shakespeare con La Tempesta, quello che può considerarsi ufficialmente l’ultimo lavoro del drammaturgo ed il suo testamento spirituale. Un percorso intriso di teatralità nel quale Prospero (uno dei personaggi principali) è il regista che, avvalendosi dell’artificio scenico, suo strumento magico, agisce sugli altri personaggi e ne provoca le reazioni. Ma alla fine il regista cede il posto all’Uomo, si spoglia della finzione e approda egli stesso ad una nuova esistenza. Nel congedo finale si percepisce il congedo del drammaturgo al teatro, che chiede clemenza ai posteri, e ne invoca il giudizio benevolo. Ma accanto a questi aspetti, sono presenti nell’Opera altri riferimenti, più strettamente legati al periodo storico Elisabettiano nel quale ha vissuto William Shakespeare: l’avanzare della scienza che esclude ogni magia, l’allusione al contatto con le diverse civiltà, legato alle tendenze espansionistiche dell’Inghilterra dopo la scoperta dell’America, la considerazione dell’indigeno come selvaggio da civilizzare. Una pluralità di riferimenti che rendono complicata la messinscena obbligando ad operare delle scelte interpretative.
Il grande Eduardo non poteva sottrarsi al fascino del teatro di William Shakespeare né poteva fare a meno di sentire l’affinità dello spirito napoletano con l’aria di reale e di magico, di tragico e di grottesco, di follia e di sogno che si respira in tutta l’Opera Scespiriana. Ed è proprio la sua versione che viene presentata al pubblico.
Alcuni ingredienti della messinscena sono libere scelte della regia di Clara Santacroce: il monologo iniziale dell’attore/ naufrago, è inventato ed ha il compito di illustrare teatralmente al pubblico il senso della commedia e della scelta dialettale; Ariele, spirito dell’aria che magicamente cambia aspetto (Scugnizzo-Ninfa-Arpìa) ,è interpretato da tre attori diversi; Trìnculo e Stefano sono rappresentati come due maschere della Commedia dell’Arte; alcuni tagli, con conseguenti "acconciamenti" del testo, riportano l’esecuzione a tempi di durata più contenuti e vicini alle moderne consuetudini teatrali. Ne consegue una diversa suddivisione in atti: i cinque atti tradizionali diventano due con un epilogo.
Redazione Salerno