A nove domeniche - si fa per dire, visti i famigerati turni-spezzatino che ci vengono propinati ogni settimana da questi moderni
campionati di calcio - dalla fine della serie A 2024-2025, non ci restava che assistere impotenti anche al tifo del mondo interista contro il Napoli, che affrontava gli odiati cugini del Milan al Maradona. Antiche e irreversibili rivalità erano state per un giorno accantonate e asce di guerra momentaneamente sepolte solo per gufare contro gli azzurri, che provavano a uscire bellamente dal loro periodo nero - capita a tutti, si dice - per fare un ultimo, disperato tentativo di andare a vincere uno scudetto che, a dirla tutta, sarebbe stato il più immeritato di sempre.
Le ragioni di questa mia affermazione, del resto, stanno sotto gli occhi di tutti e possono essere condensate in una semplice osservazione. Il Napoli, pur venendo da un anno che definire disastroso è dir poco, era stato costruito al prezzo tutt'altro irrisorio di 150 milioni per tornare a stare nei piani alti (ma ahimè solo in classifica) del massimo campionato italiano e il gioco, anche a conti non esattamente ancora fatti, sembrava essere per più d'uno valso la candela.
Quindi, al di là delle tardive dichiarazioni di facciata, sul piano strettamente psicologico, la squadra partenopea non aveva niente da dimostrare di più di quanto già fatto. Del resto, la prova di quello che ho appena affermato è tutta negli 8 punti ottenuti dagli azzurri in 7 partite (da media retrocessione) e per di più quando la formazione di Antonio Conte era ancora lepre e non cane tra i cani come adesso. Se qualcuno non fosse convinto della veridicità della mia teoria, basta che riascolti le dichiarazioni prepartita dello stesso tecnico salentino, allorché ha affermato: "Noi saremmo dei folli oggi, a 9 dalla fine a -3 dalla vetta, a non fare un pensiero (allo scudetto, ndr). Con tutti i pregi e i difetti, noi comunque siamo lì, una posizione che nessuno immaginava, in assoluto. E' giusto crederci, metterci tutto ciò che abbiamo a disposizione, uscendo dal campo sempre con la maglia sudata, quello che i tifosi stanno apprezzando, poi sappiamo che vince una sola squadra ma come facciamo oggi noi a dire 'vediamo', dobbiamo crederci, sapendo che sarà duro pure il piazzamento Champions". Insomma tutto e il contrario di tutto o, ancor meglio, dall'altare alla polvere in un battibaleno, come un vero Napoleone manzoniano. Con tutte le attenuanti riconoscibili al mister e i meriti già ampiamente riconosciutigli da (quasi) tutti, temo che questo sia davvero troppo.