La conferenza stampa di Antonio Conte che aveva preceduto la partita contro il Como, aveva lasciato in me qualche non piccolo dubbio e una angosciante preoccupazione. "Spinazzola e Olivera? Hanno ripreso ad allenarsi con il gruppo da due giorni, sono arruolabili, se saranno abili vedremo. Saranno convocati, faremo delle scelte, e ci prenderemo qualche rischio perché non abbiamo soluzioni differenti".
La storia delle "soluzioni differenti", da me sollevata dal giorno dopo la chiusura del mercato estivo (e per la verità anche nel corso del suo discutibile svolgimento) è evidente ormai che peserà sullo svolgimento delle restanti 13 partite del campionato in corso. Per la verità anche sulla questione del reinserimento dei calciatori dopo gli infortuni il tecnico leccese aveva affermato qualcosa che mi aveva lasciato perplesso. In particolare quando aveva detto che "il giocatore dopo un infortunio ha bisogno di tempo per rientrare in forma".
Ho già sottolineato che ciò è a dir poco atipico perché nel momento in cui un calciatore si aggrega alla prima squadra è - che io sappia - abile e arruolabile e può giocare subito, in caso contrario starebbe a casa a recuperare. Altro elemento di incertezza che la conferenza stampa aveva generato in me è quando Antonio Conte, nel commentare le parole dell'allenatore del Como Cesc Fàbregas, sul fatto che il tecnico del Napoli era "perfetto per squadre che non stanno andando bene, aveva asserito: "...qualche volta mi piacerebbe sedermi in squadre che sono in pole-position. Sarebbe curioso e carino partire con una squadra che ha vinto e che ha delle basi solide. Noi allenatori siamo come dei gestori di fondi patrimoniali, dobbiamo cercare di valorizzare quello che ci è stato dato".
Frecciatina ad Aurelio De Laurentiis (che ripete a ogni piè sospinto che il Napoli è un top club) o semplice (e amara) constatazione? Ultima fonte per me di non poca preoccupazione, infine, era stata l.a risposta che aveva dato alla domanda sulle "voci" che lo "accostavano ad altre squadre" (la Roma, ndr): "Non ha senso oggi fare valutazioni sugli altri e sulle parole, mi sembra irrispettoso e inopportuno. Noi dobbiamo continuare a lavorare per crescere, poi vediamo".
Qualche giorno fa, nel corso di un'altra conferenza stampa, aveva sfacciatamente (e anche gioiosamente) affermato che sarebbe rimasto a Napoli per molti anni. Ci si domandava se ciò non fosse più così, perché, qualunque fosse il risultato finale della partita, questo sì che avrebbe cambiato davvero tutto.