Napoli

Alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli è stata inaugurata "Squali del Mediterraneo", la prima mostra di squali fossili preistorici e squali del mediterraneo. Il Presidente Roberto Danovaro: “Una mostra unica nel suo genere che affascinerà grandi e piccini, lasciando loro una conoscenza più approfondita su queste meravigliose creature”.

La mostra è stata allestita nella Sala Bernardi con un incontro introdotto dal Presidente SZN Danovaro e incentrato sulla presentazione del focus “Squali del Mediterraneo e progetti di tutela della Stazione Zoologica Anton Dohrn” di Massimiliano Bottaro, esperto europeo di squali del Mediterraneo, con particolare riferimento al progetto ELife, finanziato dalla Comunità Europea per la tutela degli squali nel Mediterraneo.

Presenti all’evento anche i ricercatori e ricercatrici che hanno sviluppato il progetto scientifico della mostra e gli allestimenti nelle diverse fasi, sotto la supervisione del Prof. Ferdinando Boero: Thalassia Giaccone, Elisa Cenci, Marco Signore, Andrea Travaglini e Maria Cristina Vigo Majello.

Con la mostra sono esposte repliche di tre squali fossili, nove squali mediterranei a grandezza naturale, 100 campioni storici di squali del Golfo di Napoli, 184 denti di Megalodonte e 2.500 denti di squali fossili. Si tratta di reperti di grande valore, molti dei quali raccolti in 150 anni di storia: Anton Dohrn, infatti, si è occupato di squali sin dalla fondazione della Stazione Zoologica e, dopo di lui, molti altri studiosi dell’Ente hanno lavorato e lavorano ancora oggi per comprendere e tutelare questi giganti del mare nel loro ambiente.

Il mondo di questi straordinari animali si mostra agli occhi dei visitatori partendo dalle origini degli squali e di quelli che furono i loro parenti stretti. Si va, infatti, dai primi squali che popolarono gli oceani 350 milioni di anni fa al gigantesco Megalodonte che con i suoi 16 metri di lunghezza, fino a poche migliaia di anni fa predava le balene giganti. Lungo il percorso si scopre come vivono, come mangiano e come si riproducono gli squali e le razze e perché sono così vulnerabili ai cambiamenti globali dell’uomo.

La sezione dei fossili mostra quanto sia complesso studiare l’evoluzione di un gruppo di animali noto principalmente dai soli denti, rivelando forme che sembrano uscite da una sceneggiatura di fantascienza ma che nuotavano nei mari del passato.

I reperti anatomici, conservati in alcool e tratti dalle collezioni storiche della Stazione Zoologica Anton Dohrn, permettono di comprendere la biologia e l’anatomia di questi straordinari animali, mentre le repliche a grandezza naturale di alcuni squali noti e meno noti al pubblico, come lo squalo bianco, il martello, o la verdesca, consentiranno ai visitatori di relazionarsi anche dimensionalmente con questi incredibili ma poco apprezzati abitanti dei nostri mari.

Nell’immaginario collettivo il rapporto squalo-persona è stato da sempre oggetto di numerose leggende, molto spesso non supportate da evidenze scientifiche. La vasta cinematografia sugli squali, a partire dal film “Lo squalo” di Spielberg, ha prodotto una visione distorta. In realtà sono gli squali a subire stragi da parte dell’uomo. Vittime di pesca ormai illegale quasi ovunque e di pratiche come lo “spinnamento” (ovvero i pescatori che tagliano le pinne per fare la zuppa di pinne di pescecane), intrappolati per errore da reti derivanti e di fondo, affamati dalla competizione per le stesse risorse, gli squali vengono sterminati a migliaia.

La mostra presenta una narrazione diversa del rapporto tra squali e persone e le ragioni per cui non solo tali animali non sono da temere, ma al contrario è fondamentale imparare a proteggerli e difenderli. Senza la loro presenza, infatti, gli oceani subirebbero danni ancora maggiori di quelli già in corso e impattanti dovuti al riscaldamento globale, all’eccesso di pesca, agli inquinanti e alle plastiche. Conoscere e guardare da vicino questi incredibili animali aiuterà a sviluppare una coscienza più profonda nei confronti degli antichi abitanti dei nostri oceani. Ed anche dei loro parenti più prossimi, le razze, le mante e le chimere. Dalle placide e gigantesche mante mediterranee alle misteriose chimere degli abissi, la mostra permetterà di approfondire la conoscenza di animali poco conosciuti ma molto importanti per la salute del pianeta e dell’umanità.

Il Museo Darwin-Dohrn – spiega il Presidente Roberto Danovaro - deve essere in continua evoluzione per offrire sempre nuovi stimoli e raccontare la biodiversità marina in tutte le sue componenti. La prima mostra si focalizza sugli squali non solo per la loro bellezza e storia evolutiva, ma anche per raccontare la loro biodiversità, adattamenti, ruolo ecologico, comportamento. Si tratta di una mostra unica nel suo genere che affascinerà grandi e piccini, lasciando loro una conoscenza più approfondita su queste meravigliose creature. La speranza è che i visitatori possano non solo restare affascinati da questa mostra ma capire anche che gli squali hanno bisogno della nostra protezione. Ad esempio, evitando di comprare spinaroli e verdesche che vengono offerti al mercato del pesce”.