Piazza Libertà, ecco come un disabile ha smentito l'architetto

Di nuovo quella rampa. Già segnalata. Ma l'architetto non diceva altro?

L'ex membro del consiglio direttivo della consulta disabili cade dalle nuvole

Avellino.  

“Questa è la nuova piazza. Qualcuno, tra amministratori e istituzioni preposte, fino a oggi si è mai preoccupato di farsi un giro per verificare la presenza di barriere architettoniche? Si è reso conto il delegato politico ai lavori pubblici? Si è preoccupato il responsabile del cantiere?”. Il riassunto dello stato facebook al vetriolo (riportato in basso integralmente) scritto da Giovanni Esposito, ex membro del consiglio direttivo della consulta disabili di Avellino. 

Uno sfogo destinato alla rampa di Piazza Libertà che termina nell'aiuola. Quella che ci incuriosì in passato, perché di fianco c'era un cartello che invitava a non calpestare l'erba.

Insomma, i disabili stando a quel cartello, dovevano volare.

Il responsabile ai lavori, l'avvocato Giuseppina Cerchia (LEGGI L'INTERVISTA ALL'ARCHITETTO), rispose ai nostri dubbi affermando che il progetto di Piazza Libertà aveva avuto il plauso proprio dalla consulta dei disabili. Ora, però, quello stato sembra decisamente smentirla. Esposito infatti, che non fa parte della consulta da appena tre mesi, denuncia una vera e propria mancanza di sensibilità da parte degli organi preposti, e sembra cadere dalle nuvole di fronte a quella rampa. Un po' come noi quando ci imbattemmo nel cartello.

Inoltre, non è la prima volta che a dei dubbi sollevati non arrivano risposte. O sono quantomeno non convincenti. Anche Claudio Rossano, architetto attento osservatore delle vicende cittadine, denunciò in passato alcune rimostranze sulla provenienza delle pietre laviche della piazza che non avevano le certificazioni visibili.

Rossano chiese lecitamente, chi ci assicura che non siano delle riproduzioni?

In un primo tempo gli uffici affermarono che le pietre provenivano dalla cava di Mirto in Sicilia. Fu risposto, lì non ci sono cave di questo tipo, oltre ad essere Mirto in posizione diversa rispetto alla zona estrattiva dell'Etna. Silenzio. Poi, fu annunciato che a tempo debito sarebbero state date a tutte le risposte che, ovviamente, sia a Rossano che alla città non sono ancora pervenute. Nonostante il progetto stia per essere ultimato.

Riteniamo che avere un luogo d'aggregazione fruibile in quella posizione così centrale per la città, sia imprescindibile. E, quindi, se la Regione erogherà l'ultima trance di fondi e finiranno l'opera, sarà già una conquista. Soprattutto visti i precedenti a cui Avellino è abituata, Galasso docet.

Le note di merito, però, si esauriscono qui. Alcuni dubbi: perché non si è deciso, come in passato ipotizzò anche la giunta Di Nunno, di spostare le fontane così da fornire una soluzione di continuità al passeggio del corso? Arrivando fino a via Nappi e procedendo attraverso il centro storico così da creare un percorso che rappresenti almeno un tentativo ( estremamente tardivo) di rivitalizzare quella porzione di città barbaramente cancellata dai cantieri? Quale visione urbana complessiva anima questo progetto che sembra slegato anche dallo stile dei palazzi intorno oltre a sacrificare tanto verde? Infine, perché lo stesso progetto è rimasto recintato nell'ambito comunale, scegliendo tecnici interni e non ricorrendo magari ad una gara pubblica che includesse studi esterni con esperienza nel settore?

Pensiamo a Salerno guidata dalla visione Barcellona. Non si tratta di fare i cugini poveri, ma di osservare obiettivamente il percorso delle due città. Si è partiti insieme, mentre a Salerno si alternavano nomi del mondiali dell'architettura, da Zaha Hadid per la stazione marittima, a Chipperfield per la cittadella giudiziaria, fino a Bohigas che ha ridisegnato l'anima della città con in testa la visione di Barcellona che la sua mano a consegnato al futuro che oggi ammiriamo, anche Avellino aveva la possibilità della sua rivoluzione. Zevi aveva in mente una Piazza Libertà decisamente rivoluzionaria, che a onor del vero fece comunque discutere, ma mostrava un carattere. Mentre lo studio Gregotti-Cagnardi doveva ridisegnare l'assetto urbanistico della città. Poi le visioni ambiziose, a inizio anni duemila, sono state soffocate dalle beghe politiche di poltrona e dalla diffusa rassegnazione popolare.

E oggi siamo così costretti ad arrancare e inseguire, in primo luogo un'identità di città che non si ritrova. Da troppo tempo.

Andrea Fantucchio